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A Venezia: Carlo Cardazzo. Una nuova visione dell’arte

Collezionismo - Lunedì, Dicembre 29, 2008
In questo 2008 che vede la celebrazione dei sessant’anni dall’arrivo di Peggy Guggenheim a Venezia, il museo dedica una preziosa esposizione a un personaggio centrale nella cultura italiana e internazionale del XX secolo: il veneziano Carlo Cardazzo (1908-1963), che con la collezionista americana ebbe una intesa intellettuale e di cui quest’anno ricorre il centenario della nascita. Carlo Cardazzo. Una nuova visione dell’arte, curata da Luca Massimo Barbero, dal 1 novembre 2008 al 9 febbraio 2009, è la prima mostra completamente dedicata alla figura di questo vulcanico e intraprendente mecenate, editore, collezionista e gallerista che restituisce al pubblico la molteplicità dei suoi interessi e la straordinaria attualità del suo modo di intendere e promuovere l’arte, attraverso le sue gallerie, ma soprattutto grazie alle sue innovative strategie culturali. Il suo amore per l’arte del Novecento, in special modo per le avanguardie e per i nuovi percorsi dell’arte postbellica, lo fanno diventare una sorta di alter ego di Peggy Guggenheim.

Asger Jorn, Ritratto di Cardazzo (Portrait de Cardazzo), 1957, olio su masonite, 53 x 47 cm. Collezione Cardazzo, Venezia. © Asger Jorn, by SIAE 2008
Ciò che contraddistingue la nuova visione dell’arte di Cardazzo è il capire con singolare anticipo il concetto di rete e collaborazione: il 25 aprile del 1942 in Riva degli Schiavoni a Venezia, inaugura quella che sarà poi la celeberrima Galleria del Cavallino ed è sorprendente che proprio nello stesso anno Peggy Guggenheim apra a New York la sua galleria-museo Art of This Century. Dopo la guerra, nel 1946, Cardazzo apre la Galleria del Naviglio nel centro di Milano, e avvia una complessa e inusuale serie di rapporti con critici e intellettuali, viaggia continuamente tra Europa e Stati Uniti, fa collaborare artisti di diverse generazioni tra loro e con gli architetti d’avanguardia, realizza eccezionali pubblicazioni veicolo della propria immagine. È il primo gallerista ad occuparsi con un contratto del lavoro di Lucio Fontana, appena ritornato in Italia dall’Argentina, che nel 1949 per la sede milanese del Naviglio concepisce l’Ambiente Spaziale a luce nera.

Mario Deluigi, Composizione spaziale, 1955, olio su tavola, 150 x 70 cm. Collezione privata
Mario Deluigi, Composizione spaziale, 1955, olio su tavola, 150 x 70 cm. Collezione privata
Cardazzo diviene una sorta di “centrale creativa” del mondo dell’arte, riferimento di molti collezionisti, direttore di musei, mercanti. La stessa Peggy Guggenheim gli riconosce un ruolo centrale nella diffusione delle nuove avanguardie. Insieme condividono molti percorsi: la promozione dell’arte americana, l’amore per le avanguardie storiche, Kurt Schwitters, Joan Miró, Sonia Delaunay, Pablo Picasso, Jean Arp, Giacomo Balla, Vassilij Kandinskij, artisti che Cardazzo espone più volte anche con l’aiuto della mecenate, così come egli stesso suggerisce a Peggy l’acquisto di opere della sua galleria che entreranno a far parte della collezione di Palazzo Venier dei Leoni. Dal suo arrivo a Venezia, Peggy intrattiene con il collezionista veneziano un dialogo fitto e prolifico di contatti, suggerimenti, scambi di opinioni sugli artisti e i movimenti dell’epoca: è interessante scoprire che alcune opere di Victor Brauner, Matta, Emilio Vedova e Asger Jorn tuttora appartenenti alla collezione sul Canal Grande, furono acquistati da Peggy grazie a Cardazzo. Ed è sempre grazie al gallerista che Peggy scopre e collabora con Tancredi Parmeggiani, Giuseppe Santomaso, Vinicio Vianello; l’arte e in particolare la pittura italiana del dopoguerra completano così il percorso di ricerca sulle avanguardie iniziato dalla collezionista fin dal 1938.

Filippo De Pisis, Natura morta col cestino di frutta (Natura morta col cielo) 1936, olio su tela, 66 x 85 cm. Collezione privata. Courtesy Claudia Gian Ferrari, Milano. © Filippo De Pisis, by SIAE 2008
Nel luglio 1950, Peggy Guggenheim organizza a Venezia la prima mostra di Jackson Pollock in Europa: un avvenimento all’epoca scandaloso e destinato a cambiare i destini dell’arte europea, e che solo pochi mesi dopo, in ottobre, fu replicato non senza scalpore da Cardazzo nella galleria milanese del Naviglio. Alle mostre pubbliche, organizzate negli anni ’50 (come quella di Matta nel 1953 all’Ala Napoleonica del Museo Correr di Venezia), Cardazzo affianca dal 1955, a Roma, la Galleria Selecta. Nei suoi viaggi e contatti, incontra e inizia in maniera pionieristica ad esporre gli americani Franz Kline, nel 1958 è nel suo atelier di New York, Mark Rothko, Jackson Pollock, Conrad Marca-Relli, Theodoros Stamos, Sam Francis, Alexander Calder, Cy Twombly, Jasper Johns, mentre instaura un rapporto privilegiato con Ileana Sonnabend e Leo Castelli, riuscendo a portare alcuni suoi artisti negli Stati Uniti, e con grandi protagonisti europei, come Jean Dubuffet (di cui produce anche la musica informel), Hans Hartung, Jean Arp, Victor Brauner, Fernand Léger, Georges Mathieu, Giuseppe Capogrossi, Friedensreich Hundertwasser, Serge Poliakoff.

Giorgio Morandi, Natura morta, 1938, olio su tela, 31 x 46 cm. Collezione Claudia Gian Ferrari c/o FAI Villa Necchi, Milano. © Giorgio Morandi, by SIAE 2008
Ai giovani italiani (Gianni Dova, Roberto Crippa, Emilio Scanavino), accosta i nuovi esponenti del Gruppo Cobra (come ad esempio Asger Jorn). Il numero delle mostre, molte concepite come vere e proprie performance di alcuni giorni che si ripetevano a intervalli ravvicinati, rende appieno la straordinaria inventiva e impetuosa attività di Cardazzo: dal 1942 al 1963, anno della sua scomparsa, furono ben 1049 le esposizioni presso le tre Gallerie del Cavallino, del Naviglio e Selecta. Seguendo il filo rosso di questa straordinaria energia creativa, la prima sezione della mostra Carlo Cardazzo. Una nuova visione dell’arte è dedicata alla ricostruzione della sua collezione che negli anni ’30 e ’40 era considerata una delle più significative dell’arte italiana del Novecento, con alcuni capolavori di Marino Marini, Giorgio de Chirico, Scipione, Mario Sironi, Massimo Campigli. Segue uno spaccato del suo privilegiato rapporto con l’architetto Carlo Scarpa, cui Cardazzo chiede di progettare, in pieno periodo bellico, la Galleria del Cavallino, una seconda galleria in Frezzeria e l’importante Padiglione del Libro per i giardini della Biennale. Un’intera sala della mostra è poi dedicata alle Edizioni del Cavallino, con le quali egli inizia la sua attività nel mondo dell’arte contemporanea nel 1935. James Joyce, Jean Cocteau, Alfred Jarry, Comte de Lautréamont: libri, fotografia, grafica, multipli si affiancano alla produzione di ceramiche e sculture nel suo impegno per promuovere Albisola, nuovo centro d’arte. L’esposizione veneziana non solo fornirà uno sguardo storico-artistico su uno dei protagonisti dell’arte del XX secolo da riscoprire, ma permetterà ai visitatori di fruire lungo l’intero percorso di capolavori, documenti, oggetti, pubblicazioni, manoscritti, offrendo un’immagine a tutto tondo, inedita e sorprendentemente internazionale, del complesso mondo di Carlo Cardazzo: una storia che racconta una delle più affascinanti avventure dell’arte del secolo scorso e che emerge in questa occasione come un racconto inedito e svelato al grande pubblico per la prima volta.


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